Olio e Made in Italy, il 2016 è un anno nero: -37%

Olio Made in Italy

L’Italia è da sempre un’eccellenza del settore olivicolo, sia per ciò che riguarda la quantità generata e distribuita annualmente sui mercati planetari e sia per la rinomata qualità dell’olio pugliese, toscano, siciliano, ecc.

Ciò nonostante, il 2016 si è rivelato un anno nefasto per gli agricoltori del comparto olio del Made in Italy, come ha rilevato Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano nel corso della sua ultima ricerca di mercato. Secondo quanto mostrano i dati di mercato della società del comparto, la produzione italiana avrebbe registrato una flessione del 37% per ciò che riguarda la produzione totale, per un totale di 298 milioni di kg generati a fronte dei 474 del 2015, annata di grande successo.

La flessione è stata comune a livello globale, dato che la produzione totale ha segnato un -9% sul 2015, ma il caso italiano è ben più emblematico e figlio di una serie di concause che hanno minato l’operato degli imprenditori del segmento. In particolare, il clima invernale caratterizzato da temperature medie più alte del normale e la presenza sempre più impattante della xylella, batterio che si annida all’interno del sistema linfatico degli ulivi, sono stati i principali responsabili del blocco.

Come ovvia conseguenza, sono saliti i prezzi medi dell’olio, con aumenti attestati intorno al 10% ma che in alcuni casi, come con l’olio del trapanese, ha sfiorato vette del +70%. A sua volta, l’aumento dei prezzi ha posto un argine alle esportazioni, calate del 15% rispetto al 2015, passando da 3 mila tonnellate a 2,7. Un calo in parte fisiologico, dato il successo della passata annata di raccolto e di vendite.

In ambito regionale, la Puglia si conferma leader della categoria, con 242.169 tonnellate di olio, ma perde il 40% sull’anno precedente, in conformità a un trend che ha visto il Mezzogiorno perdere il 50% della produzione, contro il 40% del Centro e una sostanziale stabilità delle produzioni olivicole del Nord.