Convivere con le Bolle Finanziarie: Prima parte

Convivere con le Bolle Finanziarie

È quasi impossibile eliminare la speculazione. Nuove crisi si verificheranno certamente, almeno due o anche tre da qui al 2025. Ma, forse, saranno di minore portata.

Con l’Autunno si sono infittite le valutazioni e gli annunci secondo i quali la crisi economica e finanziaria sarebbe in via di superamento. Si sono pronunciati in questo senso, tra gli altri, il Fondo Monetario Internazionale, l’Ocse, la Banca centrale europea, nonché molti istituti pubblici e privati che si occupano di previsioni, come da noi il Centro Studi Confindustria.

 

Convivere con le Bolle FinanziarieUn consenso, come questo, abbastanza corale é difficilmente il risultato di un abbaglio collettivo, per cui si dove presumere che effettivamente abbiamo toccato e superato il fondo: anche se occorre ricordare che le crisi sferrano alle volte dei colpi di Coda con effetti magari anche più devastanti dell’onda iniziale. Così e stato durante la Grande Depressione degli anni Trenta, per esempio: e la possibilità che la ripresa appena avviata conosca delle battute d’arresto è stata ricordata anche dal consiglio direttivo della Banca Centrale Europea. Comunque, una parte dei nuovi segnali sono effettivamente positivi. Le Borse hanno cominciato a risalire fin dai primi mesi dell’anno e hanno recuperato molte delle perdite accumulate fin dall’inizio della crisi. Sul piano dell’economia reale, la ripresa ormai in atto da tempo dei consumi di petrolio lascia supporre che l’attività economica si sia rimessa in moto, anche se ne andranno tenute strettamente d’occhio le possibili ricadute inflazionistiche. Ma forse più significativo di tutti e il segnale connesso al recupero delle economie asiatiche.

La Cina avrebbe addirittura ricominciato a correre a un ritmo del 10 per cento all’anno, anche se parecchi analisti ritengono queste cifre esagerate. Comunque, anche altre economie asiatiche, l’India, la Corea del Sud, l’Indonesia, Singapore, Taiwan, prevedono per il 2009 incrementi del Pil nell’ordine del 3-5 per cento, tassi a cui le economie occidentali possono solo guardare con gli occhi sgranati e l’acquolina in bocca.

Le Borse asiatiche hanno compiuto poderosi passi in avanti: in confronto all’inizio dell’anno, la capitalizzazione era aumentata del 90 per cento (!) in Indonesia, dell’80 per cento in Cina, del 60 per cento in India e così via, contro incrementi che, pur sensibili, in occidente non avevano superato la soglia del 20 per cento (e in Giappone ancora meno). Per la prima volta, quindi, il motore della ripresa dopo una crisi particolarmente devastante non sono le economie occidentali, e in primis quella degli Stati Uniti, ma quelle dei paesi dell’Asia orientale. E questo nonostante le dimensioni complessive di queste ultime siano tuttora poco più del 40 per cento di quelle delle prime.