Francis Scott Fitzgerald – poetica dell’inappagato

Francis Scott Fitzgerald è riconosciuto come uno dei più importanti artisti della scena americano di tutto il XX secolo, e il suo The great Gatsby è considerato il simbolo più intenso e pregnante dell’età del jazz, spaccato memorabile dell’America del Primo Dopoguerra.

Nonostante una evoluzione costante della sua prosa, l’autore presenta una costante in tutti i suoi personaggi: tutti loro ricercano nella vita le più ampie gratificazioni, ambizione, successo e realizzazione, ma alla fine sono costretti a fare i conti con il disincanto del fallimento, il sogno si sgretola sempre nell’inappagato, la frustrazione vince, il ricordo è la sola cosa pura e vera che rimane. Per tale ragione, nell’intera creazione artistica dell’autore del Minnesota si può parlare di una poetica del disincanto. La realizzazione è negata, il lieto fine è una chimera, impedito in nome di un verismo della prosa che non contempla il vissero felici e contenti.

In tutti gli scritti di Fitzgerald traspare una costante irrequietezza, un animo mai pienamente sereno e incapace di restare fermo. Il dinamismo è sinonimo di ricerca, che a sua volta implica mancanza di una completezza che muove l’intera storia e si fa filo narrativo. E ciò raggiunge il proprio apice nel personaggio di Jay Gatsby che, sebbene ricco e circondato dal lusso, è incapace di provare soddisfazione dalle sue conquiste, riempie i vuoti cosmici con feste e gingilli, si strazia per Daisy senza poterla raggiungere. Così Gatsby è apoteosi della negazione, fallimento di ogni ambizione, rottura con tutto ciò che è autentico. Di reale e consolatorio resta solo il ricordo:”Così continuiamo a remare barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”.