Google Fred: cosa sta succedendo nel cyberspazio?

SEO

Nelle ultime settimane, gran parte delle SERP di Google ha subito significativi mutamenti, con siti web che si sono visti precipitare in graduatoria ed altri che, viceversa, hanno registrato imponenti scalate nelle posizioni. Gary Illyes, uno dei portavoce più accreditati di Big G., ha ironizzato affermando che, d’ora in poi, ogni aggiornamento dell’algoritmo di Google non meglio definito sarà ribattezzato Fred: ecco come è nato il cosiddetto Fred Update. Ma di cosa si tratta e perché sta sconvolgendo la comunità SEO?

Attenzione ai contenuti

In un primo momento, soprattutto all’interno della comunità Black Hat, si è pensato a una riconfigurazione di Google nella valutazione della link building. In realtà, la maggior parte dei professionisti concorda sull’ipotesi che Fred riguardi in particolar modo i contenuti interni dei siti web: le pagine che offrono contenuti di qualità, completi e ben scritti hanno visto il proprio traffico organico crescere anche in modo sostanziale; i siti che propongono bufale e materiale realizzato con il solo intento di acquisire traffico in modo illecito, invece, sono precipitati.

Al contempo, ogni agenzia di web marketing a Lecce, Milano, Torino sembra essere in accordo nel ritenere che l’altro fattore di penalizzazione introdotto dal nuovo update sia la pubblicità invasiva: banner ingombranti che ostacolano la lettura o il caricamento stanno acquisendo un peso (negativo) sempre più rilevante.

Chi rischia di più?

Analizzando i siti che hanno visto perdere o incrementare il proprio traffico a cavallo tra la metà di febbraio e l’inizio marzo, risulta complicato individuare elementi univocamente comuni. In linea generale, a migliorare la propria situazione sono stati molti siti di informazione autorevoli (Repubblica, Gazzetta, Il Messaggero) ma ce ne sono anche nella lista di quelli che hanno subito una significativa involuzione (Wikipedia, Ansa). Insomma, trarre indicazioni oggettive risulta ancora complicato ed è lecito aspettarsi ulteriori novità da qui alle prossime settimane.

Certamente, nell’attesa di dati più chiari, può risultare utile, per invertire il trend o quantomeno per limitare i danni, un refresh dei propri contenuti e una nuova gestione delle proprie campagne AdSense. Un’indicazione importante è stata fornita da Jennifer Slegg, autorevole esperta SEM, secondo cui a subire consistenti penalizzazione sarebbero “i siti che vengono creati per dare beneficio esclusivamente al loro proprietario e per posizionarsi bene su Google, ma che non mirano invece a soddisfare l’intento dell’utente.

Insomma, si tratta della solita storia o stavolta è qualcosa di più strutturale e destinato a cambiare davvero le carte in tavola?