La chirurgia traumatologica maxillo-facciale

La traumatologia è una delle patologie più ricorrenti della zona craniofacciale.

Le fratture della zona maxillo-facciale sono molto frequenti e di vario tipo. Esse infatti possono interessare una zona isola o combinare più ossa allo stesso tempo. Non è facile trattarle, per questo è richiesta la presenza di uno specialista. Il suo contributo settoriale non deve essere più tardivo dei 15 giorni post trauma per cercare di evitare il consolidamento delle posizioni. Il trauma del paziente è dunque da cercare di interpretare nell’ottica complessiva. Spesso infatti si parla di politraumatismo, in quanto questa zona è strettamente collegata anche alle altri.

Molto frequenti sono, per esempio le fratture del setto nasale, nonché quelle mandibolari. Spesso esse sono conseguenze di atteggiamenti sportivi scorretti o è anche conseguenza di molti incedenti stradali. Grazie alla prevenzione dell’infortunistica teatrale si è riusciti a ridurre sostanzialmente il numero delle fratture.

Sintomatologia delle fratture della zona maxillo facciale
La sintomatologia delle fratture è di vario tipo. Si può caratterizzare con per un endema ecchimotico, cioè con un gonfiore determinato dalla raccolta di sangue, oppure può addirittura portare alla visione doppia. Nei casi più lievi si ha semplicemente una impossibilità di occlusione.

Perchè si deve agire subito
La zona mixillo-facciale è strettamente collegata al distretto cefalico: masticazione, deglutizione, udito, respirazione, olfatto, mobilità e sensibilità facciale. Per questo motivo una frattura può inficiare più settori differenti, oltre a condizionare l’estetica facciale.

Trattamento delle fratture della zona mixillo facciale
Preventivo e prioritario è lo svolgimento di uno studio radiologico, prima di portare avanti qualsiasi azione sul soggetto.
Il trattamento della zona può essere articolato in tre differenti fasi:

1) esposizione, cioè accesso chirurgico alla frattura mediante incisioni cutanee
2) riduzione, cioè riposizionamento delle ossa fratturate nella corretta posizione
3) contenzione o fissazione, cioè la stabilizzazione della posizione attraverso apposite viti in titanio che nella maggior parte dei casi non danno nessun problema di rigetto nè devono essere rimosse.

Questo trattamento ha due scopi: restituire al paziente la fisionomia preesistente e una buona ripresa delle funzioni precedenti.

La degenza dell’operazione varia in base all’entità della frattura. Le fratture mascellari comportano, per esempio, la necessità di una alimentazione liquida per circa 3 settimane.

Al fine di preservare l’estetica le incisioni di accesso, nella maggior parte dei casi, tendono ad essere nascoste nei pressi dell’attaccatura dei capelli, all’interno della bocca, etc. Quando la cicatrice è, però, inevitabile nella maggior parte dei casi viene fatta nei pressi di una ruga naturale o di una piega della pelle. In alcuni casi per non portare avanti una azione chirurgica troppo invasiva si usano anche le ferite già esistenti.

Nella maggior parte dei casi i traumi che interessano il volto vengono considerati come una urgenza e devono essere trattati prima di tutti per evitare di dover ricorrere a tracheotomie, per esempio. La faccia è infatti coinvolga nel 70% dei casi, mentre il cranio per circa il 30%. E’ raro che, però, questo trauma possa portare alla perdita della vita definitiva, ma a problemi collegati alle funzioni visive e respiratorie.

evaristo belli chirurgo maxillo-faccialeIn caso di bisogno per quanto riguarda la chirurgia traumatologica maxillo-facciale, consigliamo il Dott. Evaristo Belli che ha anni di esperienza alle spalle e ha portato a termine con successo casi molto delicati.