Il dialetto salentino: parte integrante del brand del posto

Salento

Se oggi tutti i b&b e le case vacanze nel Salento fanno registrare il tutto esaurito da giugno ad agosto, il merito non è solo degli incanti balneari della costa leccese ma rientra in un percorso più ampio e complesso che, a partire dagli anni ‘90 e, più compiutamente negli anni 2000, vide la pensiola salentina avviare un mastodontico processo di rivalutazione della propria tradizione locale, in tutte le forme essa si declinasse.

Il dialetto

Pilastro dell’identità salentina è la lingua del popolo, il dialetto locale che sopravvive senza troppe difficoltà alle usure del tempo, resta attuale, linguaggio condiviso, vivo e impiegato nella quotidianità e specchio di una tradizione e di una società che, cambiando, non dimentica la propria essenza.

Il dialetto salentino si esplica in forme più varie, grazie a drammaturghi e poeti, scrittori e linguisti d’accademia; si fa caso di studio, evolve e resta saldo nell’immaginario del Tacco d’Italia. Il vernacolo locale si esalta in particolare nella musica, nella pizzica pizzica, danza e canto salentini che sono anima dell’estate ma che ha saputo oltrepassare i confini del Salento ma anche quelli dell’Italia e dell’Europa. Lo ritroviamo nelle musiche degli artisti locali, che tra taranta e reggae, sperimentazioni elettroniche ed esibizioni estemporanee, legano il passato col presente, le dance hall alla musica da sagra di paese, il vecchio e il nuovo, il sacro, i profano e il peccaminoso.

Il dialetto che è anche diventato merchandising e che si fa souvenir per turisti che, se pure senza comprendere appieno le sfumature e le evocazioni di una lingua tanto immanente la realtà circostante, se lo portano dietro sotto la forma di magliette, cappelli, gadget per l’auto o per la casa. Un fattore imponente, ricco e sorprendente, se si pensa a pochi anni fa, quando l’elemento dialettale si vestiva di connotazioni negative e l’associazione miope e distorta tra elemento popolare e basso venivano affiancati con colpevole leggerezza. Il cambio di rotta ha lucidato l’aspetto del vernacolo locale restituendo ad esso la dignità e l’onore che merita, in qualità di lingua vera e propria e, in quanto tale, di patrimonio di un popolo intero, per quanto ristretto possa essere.